Apri l’app della banca, controlli l’addebito del mutuo e la prima domanda è sempre la stessa, la rata resterà uguale anche nei prossimi mesi? Per chi ha un tasso variabile, il 2026 potrebbe portare un lieve irrigidimento rispetto alla parte finale del 2025, soprattutto all’inizio dell’anno, perché l’indice di riferimento resta sensibile a inflazione e quadro economico.
Perché il variabile può tornare a salire
La rata dei mutui variabili dipende in genere da Euribor più spread bancario. Lo spread è la maggiorazione fissa applicata dalla banca, mentre l’Euribor è il tasso di mercato a cui molti contratti sono agganciati.
Le stime più citate per il 2026 indicano un Euribor a 3 mesi intorno al 2% fino all’autunno, con possibile risalita graduale negli anni successivi. Tradotto in pratica, i mutui variabili potrebbero restare ancora competitivi rispetto al fisso, ma con una rata più esposta a piccoli scatti.
A pesare sono soprattutto due fattori:
- inflazione ancora persistente, attorno al 2% o poco sopra
- crescita economica moderata, che rende più prudente la politica monetaria della BCE
Quanto può cambiare la rata
Su un mutuo da 130.000 euro a 25 anni, un aumento di 0,25% può incidere per circa 15-25 euro al mese, ma il dato varia in base a capitale residuo, durata e condizioni del contratto.
Uno scenario sintetico può essere questo:
- fine 2025, tassi più gestibili, area 2,2%-2,4%
- 2026, possibile fascia 2,5%-2,9%
- effetto pratico, rata un po’ più alta, soprattutto se l’aggiornamento è trimestrale o semestrale
Chi segue il mercato lo sa bene, spesso l’aumento non arriva come uno shock unico, ma con ritocchi graduali che si notano mese dopo mese.
Quando il variabile ha ancora senso
Il TAN medio variabile resta in diversi casi inferiore al fisso, e questo può renderlo interessante per chi:
- pensa a una estinzione anticipata
- ha un reddito con buon margine
- sceglie una durata non troppo lunga
- vuole approfittare di eventuali futuri cali dei tassi
Come difendersi senza farsi trovare impreparati
Controlla tre punti nel contratto:
- frequenza di revisione della rata
- indice usato e spread
- eventuale presenza di un cap, cioè un tetto massimo al tasso
Se la rata diventa pesante, la surroga verso un fisso può essere una soluzione, spesso senza costi notarili per il cliente. Da valutare anche i mutui green, che in alcuni casi offrono condizioni più favorevoli. Intanto, bonus fiscali su ristrutturazione, mobili ed efficienza energetica possono alleggerire l’investimento complessivo sulla casa.
Per il 2026 il messaggio è semplice, il variabile non è fuori gioco, ma richiede attenzione ai margini di spesa. Chi oggi sa quanto può reggere un aumento di 20 o 30 euro al mese prende decisioni migliori domani.




