Apri il cedolino della pensione, confronti l’importo con quello di dicembre e noti qualche euro in più. È da qui che nasce la domanda concreta che interessa tanti pensionati nel 2026: quanto aumenta davvero l’assegno con la rivalutazione legata ai prezzi? La risposta sta nel meccanismo automatico che adegua gli importi all’inflazione, sulla base del dato Istat stimato per il 2025, indicato intorno all’1,4%.
Come funziona la rivalutazione
La perequazione è l’adeguamento che serve a difendere il potere d’acquisto delle pensioni. Non si applica però in modo identico a tutti.
Nel 2026 il sistema resta a scaglioni:
- 100% dell’aumento per pensioni fino a 4 volte il trattamento minimo, circa 2.413,60 euro lordi
- 90% per gli assegni nella fascia successiva, fino a 5 volte il minimo
- 75% per gli importi superiori
In pratica, chi ha una pensione più bassa riceve una tutela maggiore. È un dettaglio che molti controllano direttamente sul cedolino INPS, perché anche una differenza piccola può incidere sul bilancio mensile.
Le cifre più attese
Tra gli importi che attirano più attenzione c’è la pensione minima, che nel 2026 può arrivare attorno a 619 euro mensili, mentre l’integrazione al minimo viene indicata a 611,85 euro. La differenza dipende dalle maggiorazioni previste e dalla situazione personale.
Ci sono poi altre misure che possono aumentare l’importo finale:
- bonus inflazione tra 100 e 150 euro mensili nel primo semestre, per pensioni fino a 1.000 euro e ISEE entro 20.000 euro
- incremento al milione, per over 70 con redditi molto bassi, con assegni che possono avvicinarsi a 700 euro
- bonus tredicesima di 154,94 euro a dicembre, per chi rientra nei limiti reddituali
- maggiorazione annua portata fino a 260 euro
Cosa controllare subito
Per capire se l’aumento spetta davvero, conviene verificare tre elementi:
- importo lordo della pensione
- redditi personali e familiari
- ISEE aggiornato, se richiesto per bonus collegati
Nella pratica, patronati e consulenti consigliano sempre di controllare il cedolino INPS e l’eventuale ricostituzione reddituale, perché molte misure sono automatiche, ma solo se i dati risultano corretti.
Le cifre indicate sono un riferimento utile, ma l’importo reale può variare in base alla posizione contributiva, ai redditi dichiarati e alle istruzioni definitive di INPS e Istat. Per chi vive di pensione, anche pochi euro fanno differenza, per questo controllare i dati aggiornati resta il passo più importante.




