Nuova tassa di successione: chi potrebbe pagare di più e in quali casi

Si apre un cassetto, saltano fuori atti di donazione, visure, una perizia fatta anni fa e la solita domanda di famiglia: quanto si pagherà davvero quando arriva l’eredità? La novità del 2026 nasce proprio qui. Non si tratta di una tassa completamente nuova, ma di un cambio di calcolo nell’imposta di successione: donazioni e successione non vengono più sommate con il vecchio coacervo, e questo cambia molto gli equilibri.

Cosa cambia davvero

Il punto chiave è semplice: donazioni fatte in vita e beni ricevuti per eredità vengono considerati in modo indipendente. Per molti eredi questo può essere favorevole, perché consente di sfruttare due volte la franchigia, una sulla donazione e una sulla successione.

Per coniuge e parenti in linea retta, ad esempio, la franchigia resta 1 milione di euro, con aliquota del 4% sulla parte eccedente. In pratica, in certi casi si può arrivare a trasferire fino a 2 milioni complessivi senza imposta, se 1 milione passa in donazione e 1 milione in successione.

Chi potrebbe spendere di più

Non tutti, però, ne escono meglio. I casi più delicati sono questi:

  • Chi ha già ricevuto donazioni molto elevate, oltre le soglie di esenzione
  • Chi ha beni stimati in modo prudente o incoerente, soprattutto quote societarie, immobili particolari o patrimoni complessi
  • Chi possiede collezioni, opere d’arte o oggetti da collezione non descritti correttamente

Qui pesa anche l’autoliquidazione, cioè il calcolo dell’imposta effettuato direttamente dagli eredi nella dichiarazione. Nella pratica, notai e professionisti controllano con attenzione vecchie donazioni, estratti conto, atti immobiliari e perizie, perché un valore non allineato può portare a ricalcoli e sanzioni.

Le soglie da tenere presenti

  • Coniuge e figli: franchigia 1.000.000 euro, poi 4%
  • Fratelli e sorelle: franchigia 100.000 euro, poi 6%
  • Altri parenti e terzi: franchigie più limitate, aliquote fino all’8%
  • Persone con disabilità grave: franchigia aumentata a 1.500.000 euro

Attenzione ai beni particolari

Per opere d’arte e collezioni conta il valore di mercato, che può oscillare in base a domanda, conservazione, provenienza e documentazione. I beni culturali vincolati, se il vincolo è anteriore all’apertura della successione e sono rispettati gli obblighi di tutela, possono invece restare esclusi dall’attivo ereditario. Anche mobilia e gioielli possono seguire il criterio forfettario del 10% del netto ereditario.

Le verifiche utili subito

Prima di presentare la dichiarazione conviene controllare:

  • donazioni pregresse
  • valori aggiornati di immobili e quote
  • documenti su conti, titoli e polizze
  • eventuali vincoli culturali
  • posizione di ogni erede rispetto alla franchigia

Quando il patrimonio è articolato, la differenza non la fa solo l’aliquota, ma la qualità della documentazione. Ed è proprio lì che spesso si evita la sorpresa più costosa.

Redazione Classici Veneziani

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